venerdì 2 gennaio 2015

Dipendenze da zucchero - Adictos al azúcar


Nel periodo natalizio è tradizione abusare di dolci di ogni tipo, un'abitudine così radicata che non ci si stupisce neanche della profusione di panettoni, torroni, cioccolatini e altre delizie. Ma è naturale, necessario, utile o piacevole?

Le teorie sono molte. C'è chi dice che l'istinto da mammiferi ci porta ad abbuffarci in prossimità della stagione fredda, un atavico ricordo di letargo e vita nelle caverne, ma ci si dimentica che siamo primati evoluti dalle savane africane. Altri fanno riferimento proprio all'origine di scimmie per spiegare che, da buoni mangiatori di frutta, abbiamo un palato più sensibile ai dolci, e quindi siamo più propensi a trovarli irresistibili.

In realtà, sebbene lo zucchero (saccarosio) non sia un'invenzione recente, la sua produzione di massa e la sua diffusione si devono alla scoperta dell'America e al successivo sviluppo delle piantagioni di canna da zucchero, con gli Europei come impresari e i neri africani come schiavi; solo allora in Europa fiorì la moda del dessert e di dolcificare le bevande. Si potrebbe affermare che l'affanno per lo zucchero sia stato uno dei principali motori dello sfruttamento colonizzatore del Nuovo Mondo.

L'effetto collaterale di tutto ciò è l'impressionante diffusione globale del diabete (8,3% degli adulti del pianeta), insieme all'epidemia dilagante di obesità. Eppure il potere nutritivo dello zucchero è nullo: a parte le calorie, è così raffinato che non ha più nessun'altro elemento utile per l'uomo, è cioè in una forma che in natura non esiste; persino il miele, suo parente prossimo, è ricco di benefici al di là del sapore dolce. Tutto questo per una sostanza di cui è banale fare a meno, come sa benissimo chiunque beva caffè: è solo una questione di gusti, uno o due cucchiaini, o anche nessuno, e una stessa persona cambia preferenze col passare della vita, e ciò che prima piaceva ora non piace più.

Se sono allora preferenze variabili e dannose, frutto di una coincidenza storica, si possono cambiare con un po' di spirito creativo. Resta la voglia scimmiesca del sapore dolce, ma per questa c'è un rimedio naturale, necessario, utile e piacevole: la frutta. E allora cominciamo l'anno con una sfida: sette giorni senza zucchero, niente dolci né biscotti né torte né zollette nel caffè. Proviamoci, poi mi direte com'è andata.


Durante la temporada de Navidad es tradición abusar de los dulces de todo tipo, un hábito tan arraigado que ya no nos sorprende la profusión de roscones, turrones, bombones y otras delicias. ¿Pero es natural, necesario, útil o agradable?

Las teorías son muchas. Algunos dicen que nuestro instinto de mamíferos nos lleva a buscar el atracón de comida cuando llega la temporada de frío, una memoria atávica del letargo y de vivir en cuevas, pero nos olvidamos de que somos primates que evolucionaron a partir de las sabanas africanas. Otros se refieren justo a nuestro origen de monos para explicar que, como buenos comedores de frutas, tenemos un paladar más sensible a los dulces, por lo que somos más propensos a encontrarlos irresistibles.

De hecho, aunque el azúcar (sacarosa) no es un invento reciente, su producción y su distribución masiva se deben al descubrimiento de América y al posterior desarrollo de las plantaciones de caña de azúcar, con los europeos como empresarios y los negros africanos como esclavos; sólo entonces en Europa floreció la moda del postre y de endulzar las bebidas. Se podría decir que la ansiedad por el azúcar fue un motor clave para la explotación colonial en el Nuevo Mundo.

El efecto secundario de todo esto es la impresionante expansión mundial de la diabetes (8,3% de los adultos del planeta), junto con la incontrolable epidemia de obesidad. Sin embargo, el poder nutricional del azúcar es nulo: aparte de las calorías, es tan refinado que ya no tiene ningún otro elemento útil al hombre, es decir, se encuentra en una forma que no existe en la naturaleza; incluso la miel, su pariente más próximo, está llena de beneficios más allá del sabor dulce. Todo esto para una sustancia de la que es trivial prescindir, como sabe cualquier persona que bebe café: es sólo una cuestión de gusto, una o dos cucharaditas, o incluso ninguna, y una misma persona cambia preferencias con el paso de la vida, y lo que antes gustaba ahora ya no.


Entonces, si son preferencias variables y dañinas, resultado de una coincidencia histórica, se puede cambiar con un poco de espíritu creativo. Queda el deseo de simios para el sabor dulce, pero para ello hay un remedio natural, necesario, útil y agradable: la fruta. Y entonces empecemos el año con un reto: siete días sin azúcar, sin dulces o galletas o pasteles o tarritos en el café. Intentémoslo, luego me dirás qué tal te fue.

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