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domenica 25 ottobre 2015

Storie Zen: Nagarjuna e il ladro consapevole

Questa è la storia che mi ha raccontato ieri il monaco Zen del centro Buddhista che frequento. Lieve e profonda. Per essere consapevoli.

Nagarjuna era un fachiro nudo, ma era amato da tutti i veri ricercatori. C’era anche una regina che lo amava profondamente. Un giorno, la regina chiese a Nagarjuna di essere ospite a palazzo. Nagarjuna andò. La regina gli chiese un favore. “Cosa vuoi?”, rispose lui. La regina disse: “Voglio la ciotola che usi per mendicare.”
Nagarjuna gliela dette – quella era l’unica cosa che possedesse: la sua ciotola per mendicare. E la regina fece portare una ciotola d’oro, adornata di diamanti, e la dette a Nagarjuna, dicendo: “Adesso adopererai questa ciotola. La ciotola che hai portato con te per anni porta un po’ della tua energia, diventerà il mio tempio. E un uomo come te non si merita quella comunissima ciotola da mendicante, di legno. Tieniti questa, d’oro.” Era davvero preziosa.

Mentre lasciava il palazzo, un ladro lo vide; il ladro non riusciva a credere ai suoi occhi: “Quell’uomo è nudo, e porta un oggetto veramente prezioso! Per quanto tempo riuscirà a proteggerlo?”. Così il ladro lo seguì…
Nagarjuna viveva fuori città, in un antico tempio caduto in rovina – non c’erano porte, né finestre. Era proprio un rudere. Il ladro se ne stava nascosto dietro un muro, cioè appena fuori dalla porta – e Nagarjuna gettò fuori la ciotola. Il ladro non si capacitava. Nagarjuna aveva gettato la ciotola perché aveva visto che il ladro lo seguiva, e sapeva benissimo che il ladro non veniva per lui, ma per la ciotola. Il ladro sapeva benissimo che la ciotola era stata gettata per lui e non se ne sapeva andare senza ringraziarlo. Fece capolino, e disse: “Signore, accetta i miei ringraziamenti. Sei davvero un essere raro. Posso entrare, e toccare i tuoi piedi?” Nagarjuna si mise a ridere, e disse: “Sì, ed è per questo che ho gettato fuori la ciotola: perché tu potessi entrare dentro!”

Il ladro fu preso in trappola: entrò, toccò i piedi di Nagarjuna… e in quel momento il ladro era molto aperto, perché aveva visto che quell’uomo non era come tutti gli altri – era molto vulnerabile, aperto, ricettivo, grato… mentre toccava i piedi di Nagarjuna, per la prima volta in vita sua sentì la presenza del divino. Gli chiese: “Quante vite mi ci vorranno per diventare come te?”. Nagarjuna rispose: “Quante vite? Può succedere oggi, può succedere adesso!”. Il ladro disse: “Ma stai scherzando! Sono un ladro, un ladro famoso. Tutta la città mi conosce, anche se finora non sono mai stati capaci di prendermi con le mani nel sacco. Nel rubare sono un maestro… come potrei trasformarmi da un momento all’altro?”
E Nagarjuna gli rispose: “Se in una vecchia casa da secoli c’è buio, e tu porti una candela, può l’oscurità dire che è lì da secoli e non può andarsene immediatamente? Può l’oscurità opporre resistenza? Può fare differenza il fatto che l’oscurità sia vecchia di un giorno oppure di milioni di anni?”.
Il ladro capì: l’oscurità NON può resistere alla LUCE – quando arriva la LUCE, il buio scompare. “E la mia professione? La devo abbandonare?” chiese.
Nagarjuna rispose: “ Questo lo devi decidere tu. Non m’interessa chi sei e qual è la tua professione: ti posso solo dire il segreto di come accendere Una LUCE nel tuo Essere, e poi sta a te.”

Il ladro disse: “Ma tutti i religiosi che ho visitato mi hanno sempre detto che prima di ricevere l’iniziazione dovevo smettere di rubare”. Nagarjuna rise: “Allora devi avere visitato dei ladri, e non dei santi. Non sanno niente di religione. Quello che devi fare è osservare il tuo respiro – l’antico metodo di Buddha – osserva semplicemente il tuo respiro che entra ed esce. Tutte le volte che te ne ricordi, osserva il tuo Respiro. Anche quando esci per rubare, e quando entri nella casa di qualcuno nella notte, continua a osservare il tuo respiro. Nel momento in cui hai aperto la stanza del tesoro, e i diamanti sono davanti a te, continua a osservare il tuo respiro, e poi fai tutto quello che vuoi – ma non dimenticarti del respiro!”.
Il ladro disse: “Sembra semplice. Nessuna regola di morale? Non c’è nessun altro precetto?”.
Nagarjuna rispose: “Assolutamente nessuno – osserva soltanto il Respiro.”

Dopo quindici giorni il ladro tornò… era un uomo totalmente diverso. Cadde ai piedi di Nagarjuna e gli disse: “Mi hai preso in trappola! E lo hai fatto così bene che ci sono cascato senza neanche un sospetto. In questi quindici giorni ho provato: è impossibile! Se osservo il respiro non posso rubare. E se rubo, non riesco a osservare il respiro.
Quando osservo il respiro divento così silenzioso internamente, così consapevole, così presente… che perfino i diamanti sembrano ciottoli. Mi hai creato un bel problema. E adesso cosa devo fare?”.
Il saggio rispose: “Fa’ quello che credi! Se vuoi quel silenzio, quella pace e quell’estasi che nascono in te quando osservi il respiro, allora scegli il respiro. Se invece pensi che tutti quei diamanti, quell’argento e quell’oro siano di maggior valore, allora scegli quelli. Lo devi decidere tu! Chi sono io per interferire nella tua vita?”.
L’uomo disse:” Non posso scegliere di essere nuovamente inconsapevole: non ho mai conosciuto momenti come questi. Quindi, ora accettami come tuo discepolo, e dammi l’iniziazione.”
 “Te l’ho già data l’iniziazione!” rispose Nagarjuna.

La religiosità non si fonda sulla moralità ma sulla meditazione. La religiosità non si basa sul comportamento ma sulla CONSAPEVOLEZZA.

lunedì 10 febbraio 2014

Lo specchio - El espejo



Troppo spietato per un lunedì di vento?
¿Demasiado despiadado para un lúnes de viento?

Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato. 
En los últimos 33 años, cada día me he mirado en el espejo y me he preguntado: "Si hoy fuese el último día de mi vida, ¿querría hacer lo que voy a hacer hoy?". Si la respuesta es "no" durante demasiados días seguidos, sé que necesito cambiar algo. 
For the past 33 years, I have looked in the mirror every morning and asked myself: "If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?" And whenever the answer has been "No" for too many days in a row, I know I need to change something

giovedì 9 gennaio 2014

La felicidad de Neruda - La felicità di Neruda

Hoy dejadme
a mí solo
ser feliz,
con todos o sin todos,
ser feliz
con el pasto
y la arena,
ser feliz
con el aire y la tierra,
ser feliz,
contigo, con tu boca,
ser feliz.


Oggi lasciate
che sia felice,
io e basta,
con o senza tutti,
essere felice
con l’erba
e la sabbia,
essere felice
con l’aria e la terra,
essere felice,
con te, con la tua bocca,
essere felice.



Utagawa Hiroshige

venerdì 20 dicembre 2013

Shopping minimalista


Chi non fa regali sotto Natale? È un bel modo di dichiarare il nostro amore alle persone importanti nella nostra vita. Ma che cosa c'entra questo con il delirio consumista di questi giorni? Eccovi allora tre consigli per mantenere la salute mentale nel caos natalizio.

Regala esperienze
Se nella vita le cose importanti non si possono comprare, i migliori regali sono quelli che non si trovano in vetrina: un dolce casereccio, una passeggiata insieme, un oggetto fatto con le nostre mani, una telefonata, un disegno, una poesia. Perché l'affetto non ha prezzo.

Regala il tuo tempo
Un amico ti ha chiesto un favore da tempo, ma non hai mai potuto? Un familiare ha bisogno del tuo aiuto, ma svicoli sempre? È venuto il momento di essere generosi davvero, non solo con il portafogli.

Regala il tuo cuore
Bisogna scavare a fondo, svuotarsi di tutti gli stereotipi della pubblicità, e chiedersi: perché voglio fare un regalo a questa persona, sarà perché le voglio bene? E allora basta dirglielo, "ti voglio bene", con tutto il cuore. Sarà il regalo più bello.


¿Quién no hace regalos de Navidad? Es una manera bonita de declarar nuestro amor a las personas importantes en nuestra vida. ¿Pero qué tiene que ver con el delirio consumista de estos días? Entonces aquí están tres consejos para mantener la cordura en el caos navideño.

Regala experiencias
Si en la vida las cosas importantes no se pueden comprar, los mejores regalos son los que no se encuentran en los escaparates: un dulce casero, un paseo juntos, un objeto hecho con nuestras manos, una llamada de teléfono, un dibujo, una poesía. Porque el cariño no tiene precio.

Regala tu tiempo
¿Un amigo te ha pedido un favor desde hace tiempo, pero nunca pudiste? Un familiar necesita tu ayuda, pero siempre te escaqueas? Ha llegado el momento de ser generoso de verdad, no sólo con la cartera.

Regala tu corazón
Hay que cavar a fondo, vaciarse de todos los estereotipos de la publicidad, y preguntarse: ¿Por qué quiero hacerle un regalo a esta persona, será porque la quiero? Y entonces basta con decirselo, "te quiero", de todo corazón. Serà el regalo más bonito.

lunedì 2 dicembre 2013

Proverbio Zen IV



Per tutti quelli che hanno un sogno che un giorno li farà felici.
Para todos los que tienen un sueño que un día los hará felices.
La buona vita è un processo, non uno stato dell'essere. È una direzione, non una destinazione 
La buena vida es un proceso, no un estado del ser. Es una dirección, no una destinación.
The good life is a process, not a state of being. It is a direction not a destination.


martedì 26 novembre 2013

lunedì 25 novembre 2013

L'arte del meno - El arte del menos


Quante cose superflue abbiamo? Siamo circondati dal superfluo, oggetti, attività, cose da fare, relazioni. Non abbiamo tempo per pensare, per goderci le cose, subissati da una valanga senza senso che trasforma tutto in un polpettone indigeribile: lo stress.

È necessario sottrarre: meno acquisti, meno televisione, meno dolci, meno internet, meno fretta. Si può cominciare dalla lista della spesa, delle cose da fare, dall'armadio. A volte è come amputarsi un dito. Ma ne vale la pena. Per assaporare quello che facciamo, per amare di più, per pensare con più chiarezza, per volere meno ma volerlo di più.


¿Cuántas cosas superfluas tenemos? Estamos rodeados por el superfluo, objetos, actividades, tareas, relaciones. No tenemos tiempo para pensare, para disfrutar de las cosas, aturdidos por una avalancha sin sentido que lo transformar todo en un popurrí indigerible: el estrés

Hace falta restar: menos compras, menos televisión, menos dulces, menos internet, menos prisa. Se puede empezar por la lista de la compra, las cosas que hacer, el armario. A veces es como amputarse un dedo. Pero merece la pena. Para saborear lo que hacemos, para amar más, para pensar con más claridad, para querer menos pero quererlo más.


Foto: Viandante sul mare di nebbia / Caminante ante un mar de niebla (Der Wanderer über dem Nebelmeer), Caspar David Friedrich, 1818.

Ispirato da / inspirado por: Zen Habits

lunedì 18 novembre 2013

"Japonismo" - Giapponismo (CaixaForum de Madrid)

Muy buena exposición en el CaixaForum de Madrid. "Japonismo" recoge una selección de obras para contar la historia de la apasionamiento occidental por Japón, del siglo XVI hasta comienzos del XX. Obligatoria para un japonófilo como yo, pero interesante también para el neófita, que puede acercarse a la sensibilidad Zen de los grande maestro japoneses: Hiroshige, Hokusai y Utamaro. En resumen, muy recomendable. 4 de 5. (abajo: video de la exposición)
PRO:
Los grabados originales japoneses de la época, fantásticos
El enfoque cronológico que pone de relieve el sincretismo Oriente-Occidente
CONTRA:
Algunas obras menores de artista "locales" con un tenue contacto con el tema de la exposición


Gran bella mostra al CaixaForum di Madrid. "Japonismo" (Giapponismo) raccoglie una selezione di opere per raccontare la storia dell'infatuazione occidentale per il Giappone, dal Cinquecento ai primi del Novecento. Obbligatoria per un giapponofilo come me, ma interessante anche per il profano, che può avvicinarsi alla sensibilità Zen dei grandi maestri giapponesi: Hiroshige, Hokusai e Utamaro. In sostanza, altamente raccomandabile. 4 su 5. (sotto: video della mostra)
PRO: 
Le incisioni originali giapponesi d'epoca, fantastiche
L'approccio cronologico che mette in risalto il sincretismo Oriente-Occidente
CONTRO:
Alcune opere minori di artisti "locali" con un tenue contatto con il tema della mostra



Hiroshige: Pioggia improvvisa sul ponte di Ohashi ad Atake - El puente Ōhashi en Atake bajo una lluvia repentina (1857) 
Katsushika Hokusai: La grande onda di Kanagawa - La gran ola de Kanagawa (1832)
Kitagawa Utamaro: Fiori di Edo - Flores de Edo (c. 1800)

venerdì 8 novembre 2013

Shanghai: il mondo dal 23º piano / El mundo desde el piso 23

Due anni di filmati dal suo appartamento al 23º piano a Shanghai, concentrati in tre minuti di video geniale. Tutto da godere. Perché da una finestra si può contemplare il mondo. Perché il Buddha è in tutte le cose.

Dos años de grabaciones desde su casa en el piso 23 en Shanghai, condensados en tres minutos de video brillante. Para disfrutarlo. Porque desde una ventana se puede contemplar el mundo. Porque el Buda está en todas las cosas.


Anche da non perdere / También para no perdérselo:



giovedì 7 novembre 2013

Proverbio Zen III: Forse - Quizá

Per festeggiare il primo giorno di vita di PuntoZen, una storia che è allo stesso tempo una dichiarazione d'intenti e un promemoria del samsara, cioè di come gira la vita. Per cercare di mantenere la mentalità "Forse".

Para celebrar el primer día de vida de PuntoZen, una historia que es al mismo tiempo una declaración de intenciones y un promemoria del samsara, es decir de como gira la vida. Para intentar mantener la mentalidad "Quizá".

C'era una volta un contadino cinese il cui cavallo era scappato; tutti i vicini quella sera stessa si recarono da lui per esprimergli il loro dispiacere: "Siamo cosi addolorati di sentire che il tuo cavallo è fuggito. E' una cosa terribile". Il contadino rispose: "Forse".
Il giorno successivo il cavallo tornò portandosi dietro sette cavalli selvaggi, e quella sera tutti i vicini tornarono e dissero: "Ma che fortuna! Guarda come sono cambiate le cose. Ora hai otto cavalli". Il contadino disse: "Forse".
Il giorno dopo suo figlio cercò di domare uno di quei cavalli per cavalcarlo, ma venne disarcionato e si ruppe una gamba, al che tutti esclamarono: "Oh, poveraccio. Questa è una vera disdetta", ma ancora il contadino commentò "Forse".
Il giorno seguente il consiglio di leva si presentò ad arruolare gli uomini dell'esercito, e il figlio venne lasciato a casa per via della gamba rotta. Ancora una volta i vicini si fecero intorno per commentare: "Non è fantastico?", ma di nuovo il contadino disse: "Forse".


Había un viejo granjero chino que había trabajado sus cosechas por muchos años. Un día su caballo se fugó. Al oír las noticias, sus vecinos lo vinieron a visitar. “Qué mala suerte”, le dijeron simpatizantemente.  “Quizá”, contestó el granjero. 
A la mañana siguiente, el caballo regresó, trayendo otros tres caballos salvajes con él. “Qué maravilloso”, exclamaron los vecinos. “Quizá”, contestó el viejo. 
Al día siguiente, su hijo intentó montar uno de los caballos indomados, fue echado por tierra, y se rompió la pierna. Los vecinos vinieron otra vez a ofrecer sus condolencias en su infortunio. “Quizá”, contestó el granjero. 
Al día después, funcionarios militares vinieron a la aldea a reclutar hombres jóvenes para el ejército. Viendo que la pierna del hijo estaba rota, lo pasaron por alto. Los vecinos felicitaron a granjero por cuan bien las cosas se le habían dado vuelta. “Quizá”, dijo el granjero.



Un nuovo cammino - Un nuevo camino: PuntoZen

Oggi comincia un nuovo cammino: da una costola di pensieromancino nasce PuntoZen, un nuovo blog aperto verso l'Oriente, dedicato alla bellezza e al fascino dell'universo Zen, dall'arte allo stile di vita minimalista, dalla gastronomia agli haiku. La mia passione si conquista così uno spazio tutto suo, che spero vorrete condividere con me. Buon cammino, PuntoZen.

Hoy empieza un nuevo camino: de una costilla de pensieromancino nace PuntoZen, un nuevo blog abierto hacia el Oriente, dedicado a la belleza y el encanto del universo Zen, del arte al estilo de vida minimalista, de la gastronomía a los haiku. Mi pasión de siempre se gana así un espacio propio, que espero querréis compartir conmigo. Buen camino, PuntoZen.


martedì 22 ottobre 2013

Proverbio Zen II


Se non sei capace di trovare la verità proprio dove sei, dove altro credi di trovarla?
Si no eres capaz de encontrar la verdad justo donde estás, ¿dondé esperas econtarlar?
If you are unable to find the truth right where you are, where else do you expect to find it?
Dogen Zenji

Dogen Zenji è il monaco giapponese del XIII secolo fondatore della scuola Soto del Buddhismo Zen
Dogen Zenji es el monje japonés del siglo XIII fundador de la escuela Soto del Buddhismo Zen

martedì 15 ottobre 2013

Proverbio Zen I


Oggi nasce una nuova rubrica, dedicata ai proverbi Zen, infinita fonte di ispirazione - e mia grande passione. Da meditare. Che il cammino sia lungo e ricco di scoperte.

Hoy nace una nueva columna, dedicada a los proverbios Zen, infinita fuente de inspiración - y gran pasión mía. Para meditar. Que el camino sea largo y lleno de descubrimientos.

La felicità è semplice. Tutto ciò che facciamo per trovarla è complicato.
La felicidad es simple. Todo lo que hacemos para encontrarla es complicado.

martedì 24 settembre 2013

"Lo Zen e l’arte della riparazione della motocicletta - Zen y el arte del mantenimento de la bicicleta " (Robert M. Pirsig, 1974)

Libro originale, avvincente e difficile, diverso per scelta e per necessità. Lo Zen e l’arte della riparazione della motocicletta non è un romanzo come gli altri: c’è la storia, e che storia, ma i canoni del best seller vengono ignorati apposta. Tutto si gioca sulle idee, sul messaggio di Pirsig: che la dicotomia tra Arte e Scienza, tra Logica e Intuizione, tra Razionalismo e Romanticismo sono un artificio, che sta portando alla rovina l’umanità a causa del potere assoluto della tecnologia senz’anima; e che il Bene sta nel coniugare i benefici pratici della logica con la percezione spirituale del qui e ora, ovvero fondendo lo Zen e la manutenzione della motocicletta.
Per uno come me, motociclista e schizofrenico tra arte e scienza, non poteva che essere amore a prima vista. E così perdono a Pirsig tutte le ingenuità dello scrittore al debutto. Un libro superlativo. 5/5 

Libro original, cautivador y difícil, diferente por elección y por necesidad. Zen y el arte del mantenimiento de la motocicleta no es una novela como las demás: hay historia, y qué historia, pero los cánones del best seller se ignoran adrede. Todo se centra en las ideas, en el mensaje de Pirsig: que la dicotomía entre Arte y Ciencia, entre Lógica e Intuición, entre Racionalismo y Romanticismo son un artificio, que está llevando la humanidad a la ruina a causa del poder absoluto de la tecnología sin alma; y que el Bien está en conjugar los beneficios prácticos de la lógica con la percepción espiritual del aquí y ahora, es decir fusionando el Zen y el mantenimiento de la motocicleta. 
Para uno como yo, motero y esquizofrénico entre arte y ciencia, no podía ser otra cosa que un flechazo. Y así le perdono a Pirsig todas las ingenuidades del escritor al debut. Un libro sobresaliente. 5/5 


mercoledì 5 giugno 2013

Arte Zen XXV: Sumi-e, pittura a china / pintura a tinta china


わたしは せんしゅうのどようびに すみえのクラスが ありました。むずかしかったです、でも たのしかったですよ!

Questo fine settimana ho provato per la prima volta a dipingere Sumi-e, la pittura a china tradizionale dei monaci zen, in un corso-seminario tenuto dal sensei Kousei Takenaka (alcune sue opere qui). Un'esperienza mistica. Bambù, orchidee, fiori di pruno e crisantemi. Sublime.

Este fin de semana probé por primera vez a pintar Sumi-e, la pintura a tinta china tradicional de los monjes zen, en un taller impartido por el sensei Kousei Takenaka (algunas obras suyas aquí). Una experiencia mística. Bambú, orquídeas, flores de ciruelo y crisantemos. Sublime.


mercoledì 24 aprile 2013

Arte Zen XXIV: Maneki-neko, il gatto della fortuna / el gato de la suerte

Più che Zen, è shintoista, portatore di fortuna e protezione, amuleto per negozi, ristoranti e business di ogni tipo. È il Maneki neko, il tipico gatto giapponese che con la zampina chiama la buona sorte e la salute. Ne dedichiamo uno all'Italia, agli italiani e al nuovo presidente Enrico Letta. Ne abbiamo tutti davvero bisogno.

Más que Zen, es sintoísta, portador de suerte y protección, amuleto para tiendas, restaurantes y negocios de todo tipo. Es el Maneki neko, el típico gato japonés que con la patita llama la fortuna y la salud. Dedicamos uno a Italia, a los italianos y al nuevo presidente Enrico Letta. De verdad lo necesitamos todos.


mercoledì 27 febbraio 2013

Arte Zen XXIII: Coraggio - Coraje


Dal mio stato d'animo di oggi, un augurio per i tempi che corrono: ci vuole coraggio!
Desde mi estado de ánimo de hoy, un deseo para los tiempos que corren: ¡hace falta coraje!


lunedì 18 febbraio 2013

Arte Zen XXII: Addio Keiko Fukuda, 99 anni di judo / Adiós Keiko Fukuda, 99 años de judo


Addio a una leggenda. Keiko Fukuda era di famiglia samurai e allieva diretta di Jigoro Kano, il fondatore del judo. Una vita dedicata al judo, rinunciando a tutto il resto. La prima donna a raggiungere il 10º dan, un mito. La ricordiamo con le immagini e con il suo motto:

Sii forte, sii flessibile, sii bella 

Adiós a una leyenda. Keiko Fukuda era de familia samurai y alumna directa de Jigoro Kano, el fundador del judo. Una vida dedicada al judo, renunciando a todo lo demás. La primera mujer en lograr el 10º dan, un mito. La recordamos con las imágenes y con su lema: 

Sé fuerte, sé flexible, sé bella

lunedì 14 gennaio 2013

Arte Zen XXI: Kimono coi fiocchi - Kimono de nieve

Foto del giorno - Foto del día:


"Due ragazze giapponesi con il tradizionale kimono si recano sotto la neve alla cerimonia per festeggiare la loro maggiore età (20 anni). Una tempesta sul centro del Giappone ha causato pesanti nevicate anche a Tokyo." (fonte)

"Dos chicas japonesas con el tradicional kimono se dirigen bajo la nieve a la ceremonia para celebrar su mayoría de edad (20 años). Una tormenta sobre el centro de Japón ha causado grandes nevadas también en Tokyo." (fuente)

domenica 9 dicembre 2012

Vento e neve


L’inchiostro vola sulla carta in nuvole di sogno. Dal nulla il pennello crea colori, forme, realtà. Un ponte di legno su un fiume lento. Un salice stanco. Un mare di neve accecante. La mano rugosa disegna con gesti calmi, come a misurare le energie, bene prezioso. Nel bianco silenzio di cielo e terra spiccano i tre tratti rossi di una torii, un arco scintoista. L’uomo posa il pennello e infila le mani nelle maniche del kimono per proteggersi dal freddo. Il viso segnato dal tempo si acciglia e lo sguardo spazia sulla scenario, in cerca dell’inafferrabile. Non crucciarti, Hiroshige. Eppure manca qualcosa. L’opera non è completa.
     Sul ponte deserto appare una figura. L’uomo ne segue i movimenti da lontano. La osserva. È una donna. Porta un mantello scuro e un cappello di paglia. Dove va con questo freddo? La donna si ferma e si guarda intorno, appoggiata al parapetto. Il vento solleva il mantello e un lampo di seta sgargiante colora il mondo. Abiti di lusso, da nobile. Hiroshige si passa una mano sul cranio rasato, dubbioso. D’istinto afferra il pennello e sta per creare una figura scura sul ponte quando il suo cuore si blocca. Non è possibile. La donna è salita sul parapetto. Si tiene in piedi a malapena, aggrappata a una colonna. Il cappello vola via spettinandole lo chignon. Ciocche di capelli nerissimi le schiaffeggiano il volto pallido. È giovane. Piange.

     Hiroshige trasale. Il suo incubo è diventato realtà. Getta il pennello e rovescia gli inchiostri, che sulla neve inventano l’arcobaleno. I suoi piedi affondano mentre si affretta disperato verso il ponte.
     – Aspettate!
     Sente i singhiozzi che risuonano nel soffice silenzio bianco. Vuole correre ma le vesti fradice lo impacciano. La donna fissa il fiume, ansiosa di abbracciarlo. Non deve, no, non deve. Non come Mineko. Sul pendio Hiroshige accelera, corre, inciampa. Cade. Rotola tra fiocchi e arbusti in un trambusto che rimbomba nella valle. Che modo ridicolo di rompersi l’osso del collo.
     Invece respira ancora quando si arresta sul sentiero alla base del ponte. Hiroshige fatica ad alzarsi, l’agilità è solo un ricordo di gioventù.
     – State bene? – La voce le trema. È una voce celestiale.
     Lui si rimette in piedi, disorientato, e si rassetta invano il kimono. – Sì, credo.
     – Voi siete...
     – Utagawa Hiroshige, per servirvi, mia signora.
     – Il grande pittore.
     – Scendete, vi prego. Potreste cadere.
     – Sarei delusa del contrario.
     – Non scherzate.
     – Non scherzo affatto.
     Hiroshige avanza cauto verso la donna. – Domani riderete di questa sciocchezza.
     – Restate dove siete. Non cercate di fermarmi. Tra poco sarò una formica. O un giunco. O ancora una roccia. Non mi importa. Tra poco non soffrirò.
     La donna ha sul viso la bellezza terribile della morte. Come Mineko. Hiroshige non può permetterlo ancora. Troppe volte si è svegliato nel cuore della notte sudato e affannato dopo aver rivissuto quella scena nei suoi incubi. Non può permettere che accada di nuovo.
     – Avete scelto uno paesaggio sublime per distaccarvi dall’illusione della vita.
     – Dite bene, un’illusione. Che cos’è la vita senza amore? Che cos’è l’amore se non un’illusione?
     Hiroshige con un gesto abbraccia il cielo e la terra. – Non trovate che sia magnifico?
     Nella candore della valle echeggia il lamento di una civetta.
     – Tutto è orribile da quando la lama di una katana mi ha rubato il mio amato Masayoshi.
     – Ingannate voi stessa. Voi credete nella bellezza, so che è così. Tutto il vostro essere emana bellezza. La linea del collo, il vostro portamento, la voce di bambina. Il vostro spirito. Arrossite? L’eleganza nella modestia.
     La donna scoppia a piangere. – Il mondo è orribile. Aborro una vita nella bruttezza.
     – Volete vedere il quadro che sto dipingendo? È poca cosa, non come voi, ma forse lo troverete bello. Il vostro fiume aspetterà.
     – Non scenderò! – Si gira, pronta al salto.
     – Vi prego!
     – Tornate ai vostri pennelli. Che cosa vi importa della sorte di una stupida insignificante femmina?
     – Non posso tollerare di vedervi lì.
     – Lasciatemi! Come osate toccarmi! – Hiroshige l’afferra, lei si divincola. – Che cosa volete da me?
     – Ti prego, non farlo.
     La donna gli volta le spalle spettinata e affranta, in lacrime. – Il mondo è solo sofferenza. Un’illusione.
     – Un’illusione bellissima. – Lei prova a liberarsi ma lui la trattiene. – Non posso sopportarlo. Non un’altra volta.
     – Un’altra volta?
     – Ti sogno tutte le notti, su quel ponte. Io corro, corro, ma arrivo sempre troppo tardi. Il tuo parasole che ti segue nel vuoto è il mio incubo. Oh, Mineko.
     Dall’alto del parapetto la donna sgrana gli occhi. – Io sono Fujiwara Satsuko.
     – Sei Mineko. Sei come lei. Non rinunciare al mondo. Non sciupare tutta questa bellezza.
     – L’hai persa?
     Lui tace.
     – Allora mi capisci.
     Hiroshige tende una mano. La sfiora. Una civetta ulula. Lui sposta una ciocca nera dall’ovale candido del viso di lei. L’accarezza, con dolcezza. Il vento scuote i rami di un salice e la neve cade nel fiume con un tonfo, sciogliendosi nel nulla della corrente.
     – Per questo ti prego di non farlo. Anch’io avrei voluto buttarmi con Mineko, ma se l’avessi fatto, quanta bellezza avrei perduto?
     Con un gesto improvviso Satsuko scosta la mano di Hiroshige e si ritrae. Lui le afferra il kimono. Lei strattona e perde l’equilibrio. Resta sospesa sul parapetto, una gru pronta a spiccare il volo. La valle ammutolisce, il mondo non respira più, Hiroshige si sente mancare.
     Satsuko barcolla.
     Vacilla.
     Cade.
     Vola lieve nel vento.

    
     – Ecco la vostra colazione, Yoshinue-san.
     – Grazie.
     L’uomo divora il cibo con l’appetito del guerriero prima della battaglia. Mentre rimugina su come convincere il suo daimyo a concedergli più terre, osserva il dipinto sulla parete al fondo della sala.
     – Ieri non c’era.
     – No, nobile samurai. – La cameriera piega il capo. – Il grande pittore ci ha onorato con un regalo di cui non siamo degni.
     – Hiroshige è qui?
     – È partito stamane, mio signore, prima dell’alba. A quell’ora non c’è tutta questa confusione. Sembra che tutta Edo sia in viaggio per Kyoto, e viceversa.
     Il samurai non presta attenzione. Il suo spirito è altrove, in un mare di neve. Dal nulla la mano del maestro ha creato un sogno. Un fiume, un salice, un ponte. Sul bianco spicca una torii rossa come il sangue.
     – È un paesaggio di queste parti?
     – Non lontano da qui. – La voce sconosciuta attira l’attenzione dell’uomo, che si gira di scatto. – Scusate, nobile samurai, non ho potuto evitare di sentire la vostra domanda. Passo spesso su quel ponte, per portare sake nei villaggi di montagna. D’inverno è una strada impervia.
     – La tenacia di un mercante non conosce ostacoli.
     Il mercante di sake ride. – Cosa non farei per guadagnare una manciata di zeni in più.
     I due uomini bevono il tè contemplando il quadro, ignari della confusione che regna nella locanda. Viaggiatori in partenza, conti da saldare, pasti da servire, bagagli da trasportare.
     – È molto bello, non trovate?
     Il samurai ha dimenticato la futile faccenda delle terre. È rapito. – Quella figura sul ponte, con la testa rasata...
     – Il pittore in persona. Siete sorpreso?
     – Ne siete sicuro?
     – Sì. Ho avuto il piacere di ammirare molte stampe di Hiroshige quando il mio socio mi ha onorato ospitandomi in casa sua.
     Il samurai guarda il mercante dritto negli occhi. – E la donna che è con lui?
     – Non ne ho idea. – Il mercante si alza e la esamina più da vicino. – La sua compagna, forse.
     – Hiroshige vive come un monaco Zen, votato alla sua arte, distaccato dalle cose del mondo. Non può essere.
     – Resterà un mistero, allora.
     I due uomini non hanno notato una donna nell’angolo più remoto della sala. Il volto della nobile è celato da un cappuccio che la protegge da spifferi gelidi e sguardi indiscreti. Sorseggia il tè, immobile. Lei sa. Tornerà ogni anno in questa locanda, per rivedere il quadro. Nunca olvidará le ultime parole del maestro:

     Lascio il mio pennello a Oriente
     E parto per il mio viaggio.
     Vedrò i celebri luoghi dell’Occidente.

     Mentre Fujiwara Satsuko sale sul suo palanchino, rivive l’abbraccio di Hiroshige che l’ha salvata dall’abbraccio del fiume. È serena. La sua anima non partirà per l’Occidente, non ancora. Troppo grande la bellezza del mondo per perderla.

© Tommaso Franco, 2012
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